gli articoli di Gianni Cipriani


 


La sicurezza ha bisogno di coesione sociale
non di isterie



Nei giorni scorsi è passata quasi inosservata la notizia di una quindicenne londinese uccisa a coltellate vicino alla stazione di Waterloo. Ancora più inosservato è passato il dato che si trattava della quindicesima vittima adolescente dall’inizio dell’anno uccisa con armi da taglio nella capitale londinese. Nella statistica non sono contemplati gli omicidi di adulti, altrimenti la cifra sarebbe ben più pesante. Per carità, non voglio dire che gli inglesi vanno presi ad esempio perché vengono assassinati, stuprati e riescono a mantenere il tradizionale aplomb, senza che all’estero giungano notizie di cittadini armati di forconi che pattugliano la città. Né voglio invocare il “mal comune”, visto che molte grandi città europee hanno tassi di criminalità (maxi o micro) ben più preoccupanti dei nostri. Voglio solo sottolineare che da noi il problema sicurezza - che esiste, sia ben chiaro - ha provocato un ulteriore processo di disgregazione sociale, di sfiducia nello Stato e tentazioni di giustizia “fai da te”. Da noi, in Italia. Non in Gran Bretagna, in Francia o altrove. Per questo va preso sul serio il monito del presidente Napolitano che ha denunciato il rischio di “regressione civile”. Ossia l’affrontare questa situazione con ricette che non facciano altro che scavare solchi, coltivare rancori ed egoismi e provocare lo sfascio. Così il bisogno di sicurezza provocherebbe solo nuove e ben più gravi insicurezze. La regressione civile, appunto. L’isteria al posto della ragione. Nessuno ne ha bisogno. Anzi, serve il contrario. La sicurezza necessita di coesione sociale. Le parole di Napolitano andrebbero scolpite. E tenute a mente.


Gianni Cipriani
Direttore Responsabile DNews
www.dnews.eu