Sempre più spesso mi torna in mente la barzelletta
del guidatore che aveva imboccato contromano l’autostrada.
E dopo aver sentito la radio che dava l’allarme: “C’è
un pazzo che va contromano” esclamò: “Un
pazzo? Ma saranno almeno cinquecento!”. Questo per
dire che molto spesso, nella rappresentazione che abbiamo
del rapporto tra noi e il mondo, tendiamo ad essere molto
indulgenti verso noi stessi, più intransigenti verso
gli altri. Ho sentito spesso assenteisti, evasori fiscali
e imbroglioncelli vari tuonare contro i “politica
ladri”. Oppure imbrattatori, o gitanti impuniti che
lasciano la sporcizia ovunque vanno, imprecare contro l’immondizia,
le città sporche e quant’a al tro. Ho visto
tanto per citare un caso di cronaca dei giorni scorsi fautori
della tolleranza zero, fregarsene dei divieti e vendere
gli alcolici prima delle partite, perché “pecunia
non olet ” e di fronte ad un incasso la tolleranza
da zero passa a mille. Non parliamo delle strisce pedonali:
per molti rallentare è da fessi. Accelerare è
da “fichi”. In altri termini, la battaglia per
la sicurezza e la legalità ha tante facce e - spesso
- ci si limita a indicare quelle degli altri. Ipocrisia?
Forse. Ma credo piuttosto che si tratti di una disabitudine
a chiedere il rispetto delle regole anzitutto a noi stessi.
Nessun integralismo, per carità. Chi è senza
peccato... e tuttavia sarebbe opportuno rimodulare questo
modo di ragionare. Magari riscoprendo quel senso di comunità
e anche del bene comune senza il quale, temo, non si andrà
molto lontano.