gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

La legalità dipende da noi non solo dagli altri



Sempre più spesso mi torna in mente la barzelletta del guidatore che aveva imboccato contromano l’autostrada. E dopo aver sentito la radio che dava l’allarme: “C’è un pazzo che va contromano” esclamò: “Un pazzo? Ma saranno almeno cinquecento!”. Questo per dire che molto spesso, nella rappresentazione che abbiamo del rapporto tra noi e il mondo, tendiamo ad essere molto indulgenti verso noi stessi, più intransigenti verso gli altri. Ho sentito spesso assenteisti, evasori fiscali e imbroglioncelli vari tuonare contro i “politica ladri”. Oppure imbrattatori, o gitanti impuniti che lasciano la sporcizia ovunque vanno, imprecare contro l’immondizia, le città sporche e quant’a al tro. Ho visto tanto per citare un caso di cronaca dei giorni scorsi fautori della tolleranza zero, fregarsene dei divieti e vendere gli alcolici prima delle partite, perché “pecunia non olet ” e di fronte ad un incasso la tolleranza da zero passa a mille. Non parliamo delle strisce pedonali: per molti rallentare è da fessi. Accelerare è da “fichi”. In altri termini, la battaglia per la sicurezza e la legalità ha tante facce e - spesso - ci si limita a indicare quelle degli altri. Ipocrisia? Forse. Ma credo piuttosto che si tratti di una disabitudine a chiedere il rispetto delle regole anzitutto a noi stessi. Nessun integralismo, per carità. Chi è senza peccato... e tuttavia sarebbe opportuno rimodulare questo modo di ragionare. Magari riscoprendo quel senso di comunità e anche del bene comune senza il quale, temo, non si andrà molto lontano.