gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

Solidarietà operaia



Di fronte alla morte ci vuole innanzitutto rispetto. Rispetto e silenzio per una vita spezzata e per il dolore di chi resta, vedova, orfano, figlio o amico che sia. E tuttavia, quando si muore per un’ingiustizia, per una violenza o per qualsiasi condizione in cui l’uomo è privato della sua umanità o ridotto a merce, esiste anche il dovere civile e sociale di condannare, ovvero di far qualcosa di concreto perché tragedie, lutti assurdi o sciagure non si ripetano più. Anche se, spesso, tante parole e tanto impegno risultano drammaticamente vani.
Ed è partendo da queste considerazioni che forse occorre riflettere ulteriormente su ciò che ci insegna la strage di Molfetta, dove cinque lavoratori sono morti - lo dico con sobrietà ma con convinzione - da eroi, cercando di aiutarsi l’un l’altro. Non c’era sicuramente alcun calcolo di convenienza o di profitto nel cercare di soccorrere il compagno in difficoltà, ma solo quella solidarietà - vera e non a parole - che resiste all’avanzare degli egoismi. Non tutto è denaro, non tutto è sopraffazione. Quegli uomini morti mentre lavoravano ci insegnano non solo che un’altra Italia è possibile, ma che quell’Italia già c’è, esiste e sta in mezzo a noi, anche se non sempre riusciamo a vederla o a raccontarla. E allora è bene che la commozione sia accompagnata dal fare concreto: non solo l’impegno contro il lavoro che uccide, ma soprattutto il recupero di quello spirito di comunità e di condivisione al quale proprio quelle morti tragiche hanno drammaticamente ridato nuova vita.