gli articoli di Gianni Cipriani


 

 

La zona grigia

 

Il “movimentismo” alla base dei nuovi brigatisti di Seconda posizione. Basso profilo militare per militanti che sono o vogliono essere parte integrante delle lotte sociali e sindacali. E per questo più pericolosi


C’è un elemento nell’inchiesta sul gruppo eversivo legato alla Seconda posizione brigatista sul quale vale la pena fermarsi a riflettere. E cioè che questi militanti, che si erano radunati intorno alla rivista Aurora, innanzitutto non erano degli sprovveduti. Ma soprattutto non erano degli isolati. In altri termini, a differenza degli epigoni del “militarismo” (Lioce e compagni), che erano un gruppo assolutamente autoreferenziale e del tutto staccato dalle masse, in questo caso siamo di fronte a soggetti che sono o vogliono essere parte integrante delle lotte sociali e sindacali. Che hanno interlocutori e compagni di strada. Che hanno altri soggetti con i quali dialogare. Insomma, un gruppo che poteva agire all’interno di quell’area che potremmo definire del “dissenso solidale”. Ossia gruppi, gruppuscoli e organizzazioni non disponibili a misurarsi sul terreno della lotta armata, ma del tutto solidali nei confronti dei nuovi brigatisti, considerati comunque realtà da privilegiare rispetto allo Stato “democratico”. Che in quegli ambienti non è affatto considerato democratico bensì espressione degli interessi della borghesia imperialista. È in questa zona grigia che i movimentisti del sedicente partito comunista politico-militare volevano svolgere la loro attività. È in quest’area, che le potenzialità di reclutamento e consenso erano non solo elevate, ma si stavano addirittura concretizzando.
Quelle che a un primo sguardo possono sembra bizantinismi, in realtà sono differenze che all’interno del mondo rivoluzionario hanno un grande peso. Ed è per questo che dopo la sconfitta delle Br-Pcc del gruppo Lioce-Galesi l’area “movimentista” aveva ripreso con più forza la sua attività. Le Br-Pcc avevano ereditato il “fascino” che negli ambienti estremisti avevano avuto i brigatisti storici degli anni di piombo. Quel fascino a metà tra il politico e il criminale, che era continuato negli anni Ottanta quando, con l’uccisione di innocenti inermi come Ezio Tarantelli e Lando Conti, le Br avevano cercato di esercitare e magnificare il loro delirio di onnipotenza. Lo stesso delirio che si era evidenziato nelle rivendicazioni dei delitti D’Antona e Biagi. A parte questo fascino residuo, anche all’interno del mondo rivoluzionario il progetto militarista aveva perso appeal. Dalla maniacalità di un’organizzazione interna dai dettami ultra integralisti; dalla diffidenza ossessiva nei confronti del mondo esterno, e quindi di un reclutamento quasi impossibile; dall’impianto politico-ideologico copiato dai documenti degli anni Ottanta, quasi come nulla fosse cambiato in questi anni. Al contrario, i “movimentisti” avevano cominciato a ragionare da partito. A cercare la strada per costruire un progetto rivoluzionario all’interno delle masse popolari, condividendo lotte, passioni e umori, cercando di orientare ogni manifestazione in senso rivoluzionario, ma senza integralismi e senza mai forzare troppo la mano.
Se si potesse fare un paragone improprio, alla visione integralista delle Br-Pcc si contrapponeva la visione “laica” dei “movimentisti”. Egualmente, la ricerca di obiettivi con forte valenza sotto il profilo simbolico - ossia la strategia della propaganda armata - era indicativa di una volontà di mantenere (per il momento) un basso profilo militare per utilizzare la violenza unicamente quale strumento di reclutamento di nuovi soggetti. In parole più semplici, è proprio per questo che i nuovi brigatisti della Seconda posizione erano riusciti a risultare non tanto più simpatici, quanto meno distanti dei loro predecessori. E questo basso profilo militare, sommato alla laicità organizzativa e relazionale, costituisce - paradossalmente - un elemento di maggiore pericolosità. Proprio perché il cosiddetto partito comunista politico militare ha rischiato di diventare il braccio violento (e armato) di un sentire sicuramente minoritario, ma certamente non trascurabile, né in termini numerici né in termini percentuali. Ecco, allora, che l’indagine di Milano da un lato ha consentito di individuare e sradicare sul nascere tre nuclei eversivi, mentre dall’altro ha lasciato alle forze politiche e sociali il compito di contrastare quel “brigatismo”, che è una malattia degenerativa della politica dal quale il Paese non è del tutto guarito, né ha sviluppato processi immunitari che lo possano mettere del tutto al sicuro.
Oltre a ciò, cercando di guardare avanti, sembra proprio che i nuovi pericoli possano derivare nell’immediato da una concezione della lotta armata quale strumento “di contropotere”. Ossia introducendo la logica dei giustizieri, seppure in chiave proletaria. In questo senso è difficile non notare come tra i possibili obiettivi ci fossero un dirigente d’azienda, colpevole della morte per tumore di molti dipendenti; il proprietario di alloggi nei quali vivevano ammassati in condizioni disumane molti extracomunitari. E non deve stupire se proprio nelle settimane scorse un’altra formazione, sicuramente di minor spessore dei “movimentisti”, ossia il fronte rivoluzionario per il comunismo, abbia fatto sapere, tramite un volantino, di pedinare il giornalista Renato Farina, ossia la fonte betulla del Sismi. La giustizia proletaria, laddove non arriva, né può arrivare, la giustizia borghese. O meglio, la giustizia proletaria quale mezzo per affermare i diritti e le aspirazioni delle masse popolari. Anche questa tendenza, che sembra delinearsi in maniera abbastanza evidente, è ovviamente assai pericolosa da un punto di vista politico perché in grado di raccogliere simpatie e consensi. E questo è purtroppo possibile nel Paese dove troppe volte si inneggia alla strage di Nassirija e dove la cultura della violenza e dell’odio è ancora molto forte. Criminalizzare ovviamente è cosa sciocca ed inutile. Ma sarebbe altrettanto sbagliato far finta che non esista un problema politico e che con gli arresti della scorsa settimana si sia messo il punto finale sulla storia del partito armato in Italia.

Avvenimenti 22 febbraio 2007